Lo stop ai lavori della Convenzione per l’Autonomia per manifesta delegittimazione da parte dei senatori Svp (che hanno presentato un disegno di legge di riforma dello Statuto di autonomia anticipando le conclusioni della Convezione stessa, quindi infischiandosene ampiamente della medesima) è comprensibile e corretto.

Mi va bene anche l’indignazione di Luis Durnwalder, Roberto Bizzo, Riccardo Dello Sbarba componenti della Convenzione scavalcata. E va bene anche che il presidente Tschurtschenthaler chieda tempo per avere chiarezza sul fatto se la Convenzione sia una cosa seria (i più ormai ne dubitano) o è stata solo un tassello della macchina della propaganda finta democratica del presidente Arno Kompatscher nella fase di costruzione della sua figura e della sua credibilità.

Ma attenzione: lo stop dei lavori della Convenzione deve essere decretato anche per chiedere che sia interrotta ogni velleitaria iniziativa nel campo della toponomastica.

Che senso ha avere messo in piedi la sceneggiata della Convenzione per discutere di tutto con il metodo del consenso se poi la Svp ed il PD in Consiglio provinciale se ne fregano e annunciano di volersi fare una legge sulla base di una interpretazione arbitraria dello Statuto che limiti il principio del bilinguismo, interpretazione delegata alla Commissione dei Sei esautorando tutta la popolazione dell’Alto Adige e la famosa Convenzione nonostante tutta la propaganda fatta sui suoi poteri?

Bizzo, Durnwalder, Dello Sbarba pretendano per essere loro credibili che non si tocchi nulla in materia di toponomastica con iniziative tese ad emarginare una parte di Comunità altoatesina sino a quando nel bene o nel male non saranno conclusi i lavori della Convenzione.

Altrimenti chiedano lo scioglimento della Convenzione stessa. Inutile prendersi in giro e farsi prendere in giro.
Se la Svp ha già deciso di fare quello che vuole a Roma come a Bolzano a prescindere da tutto e da tutti abbiano almeno il buon gusto di dichiararlo.

Alessandro Urzì
L’Alto Adige nel cuore