A San Candido il caso è esploso solo pochi giorni fa. E’ vietato dalla legge per l’unico consigliere comunale di lingua italiana fare l’assessore nei piccoli comuni. Anche se il sindaco lo vuole, per rispetto del gruppo minoritario sul territorio, la legge lo vieta. Un paradosso che va rimosso.

La legge è il codice degli Enti locali della Regione che stabilisce che ogni singolo gruppo linguistico abbia diritto di essere rappresentato nella giunta di un comune allorquando in Consiglio comunale risultino eletti almeno due consiglieri appartenenti al medesimo gruppo linguistico.

Un diritto che deriva dall’articolo 61 dello Statuto di Autonomia.

Si tratta di una disposizione statutaria opportunamente prevista per garantire i requisiti minimi di garanzia di rappresentanza (posta come vincolo) dei gruppi linguistici anche negli organi esecutivi dei comuni.

La ratio della norma statutaria è ottenere un coinvolgimento dei residenti dei diversi gruppi linguistici in un determinato territorio comunale; una partecipazione se non paritaria almeno di diritto in caso di almeno due eletti.

Il diritto per il gruppo linguistico minoritario che possa contare almeno su due consiglieri comunali è quindi ineludibile.

Quale paradosso (non previsto dallo Statuto di autonomia) accompagna questa norma?

Che laddove venga eletto un solo consigliere di un determinato gruppo linguistico di minoranza per esso non è previsto il diritto alla assunzione di incarichi in giunta, ma nemmeno ne è prevista la facoltà.

Il comma 8 dell’articolo 54 della Legge regionale 3 maggio 2018, n. 2 prevede infatti come regola generale che “Nei comuni della provincia di Bolzano il numero dei posti spettanti a ciascun gruppo linguistico nella giunta viene determinato includendo nel computo il sindaco e avuto riguardo alla consistenza dei gruppi linguistici presenti in consiglio comunale, accertata al momento della convalida del consiglio neoeletto”.

Cosa accade dunque? Che se i consiglieri di un determinato gruppo linguistico minoritario sono almeno due uno di essi ha il diritto ad entrare in giunta comunale a prescindere dalla consistenza dei gruppi linguistici; se il consigliere del medesimo gruppo linguistico minoritario è solo uno ad esso non si può applicare il diritto previsto dallo Statuto. Ma nemmeno si può applicare la facoltà politica di scelta come assessore di quel consigliere da parte della amministrazione nascente e della maggioranza politica in formazione. Ossia esiste un divieto di elezione di un assessore se corrispondente all’unico consigliere comunale di un gruppo linguistico di minoranza. Una discriminazione.

Nel comune della alta Val Pusteria c’è stato un imbarazzo istituzionale notevole con l’annuncio della volontà da parte del sindaco di accogliere in maggioranza ed in giunta l’unico consigliere comunale di lingua italiana (della lista civica unitaria che già in passato aveva avuto esperienze di governo locale). Poi però si è dovuto rinunciare perché manca una precisa disposizione di legge che permetta una deroga al vincolo della rappresentanza proporzionale in presenza di un solo consigliere comunale di un determinato gruppo linguistico.

Per queste ragioni la legge regionale ha la necessità di essere semplicemente integrata per rendere espressa la possibilità (di fronte ad una intesa politica) anche per l’unico consigliere comunale di minoranza linguistica di assumere un incarico nell’ambito di una giunta. Rimuovendo il divieto attuale.

Ho presentato un disegno di legge che sarà presto discusso in aula, Covid permettendo.

Alessandro Urzì

Consigliere regionale del Trentino Alto Adige – Fratelli d’Italia