Per proteggere ed accompagnare lee donne vittime di violenza occorrono atti concreti, non solo buone dichiarazioni di principio.

Da questo assunto parte la richiesta di un percorso sanitario dedicato e anonimo (in tutti gli ospedali dell’Alto Adige) per tutte le vittime di violenza domestica, che sono soprattutto donne.

Si parte della esigenza di prevedere una scontata esenzione dal ticket per finire con l’assegnazione di un codice di urgenza uniforme in tutti i Pronto soccorso provinciali dove, oltre al codice di triage dovrà essere assegnato un codice identificativo per avviare l’assistenza immediata da parte di un’apposita équipe multidisciplinare.

La prima esigenza è quella di fare sentire una vera ed autentica presenza, al fianco della persona offesa. Non basta l’assistenza sanitaria, occorre anche quella più profonda, che riguarda l’anima della persona.

È quanto previsto dalla mozione proposta da Rosanna Oliveri (L’Alto Adige nel Cuore e appartenente alla Commissione provinciale Pari opportunità) e trasformata in iniziativa istituzionale dal consigliere regionale e provinciale de L’Alto Adige nel Cuore/Fratelli d’Italia, Alessandro Urzì.

Ma è anche quanto prevedono le “Modalità operative per la presa in carico, in ambito, sanitario, delle donne vittime che subiscono violenza”, recentemente approvate nella Conferenza Stato-Regioni e sulle quali si è espressa piena intesa.

“Si tratta di un percorso per creare delle procedure operative che consentano di attivare una rete operativa coordinata e capace di lavorare in sinergia”, spiega Oliveri.

“La nostra proposta prevede – prosegue – che alle vittime di violenza dovranno essere garantite immediate cure mediche, nonché la protezione e sostegno psicologico. A tal fine, il personale che opera nel Pronto soccorso dovrà essere in grado di riconoscere queste vittime anche quando la violenza non viene esplicitamente dichiarata. All’interno delle strutture sanitarie devono quindi essere previsti opportuni locali per poter ricevere le vittime di violenza in riservatezza offrendo loro anche la possibilità di essere ascoltate da uno psicologo e personale qualificato”.

“Di fronte a un problema odioso come quello della violenza domestica che colpisce i soggetti più deboli, in moltissimi casi donne, ma anche bambini e anziani servono fatti concreti, proposte e una ferma volontà di agire – ha sottolineato Urzì-. Questa nostra mozione è un atto concreto per aiutare le vittime”.

Il Pronto soccorso dovrà di conseguenza essere provvisto di un gruppo operativo, una Task force multidisciplinare, composta da infermieri, psicologi, assistenti sociali e Forze dell’Ordine, che – nel rispetto della riservatezza della persona – sarà in grado di dare cura e conforto alla vittima e nello stesso tempo avviare le indagini per identificare il colpevole e, se necessario, avviare dei percorsi territoriali con le associazioni di volontariato e gli enti anti-violenza per sostenere la vittima nell’elaborazione del trauma derivante dal sopruso subito”.