Approda in Consiglio provinciale la mozione di denuncia, ed è gelo da parte di Tommasini

 

Alla fine i nodi sono venuti al pettine e la denuncia di inquietanti ipotesi di voto di scambio è approdata in Consiglio provinciale.

Si è parlato del caso Alberto Conci oggi in aula, quel dirigente di scuola professionale provinciale (il Mattei di Bressanone) che ha ammesso pubblicamente di avere dovuto fare scelte politiche (a favore del PD) per proteggere la famiglia e non scontrarsi con “i suoi superiori” e l’intero mondo della scuola “nelle mani del PD”.

La scelta in questione è stata quella di abbandonare negli ultimi istanti prima della scadenza dei termini la coalizione antagonista al PD alla vigilia delle elezioni comunali del maggio scorso per decidere di candidarsi proprio in quel partito.

Quella che in condizioni ordinarie può essere considerata una libera ed insindacabile scelta politica, valutabile solo con il giudizio della politica, nel caso di specie ha profondamente scosso per le ragioni addotte dall’interessato e prodotte nella riunione della coalizione che si era stretta per garantirgli l’appoggio come candidato sindaco.

Conci motivò con assoluta trasparenza e anche inedita preoccupata schiettezza la sua decisione di abbandonare il campo e optare per l’appoggio all’avversario sino al giorno prima, ossia il PD, lamentando un drammatico condizionamento ambientale nel suo ambiente di lavoro, ossia nel mondo della scuola: “I miei superiori e l’Assessorato alla scuola sono del PD e non vi è spazio per le ideologie, ma devo pensare di mantenere la famiglia ed il figlio”.

Una decisione di grande peso politico, quindi, motivata però con la preoccupazione sincera di dovere essere costretto altrimenti a rinunciare a posizioni di prestigio dirigenziale nella scuola. Un “tengo famiglia” capace di giustificare anche repentini cambi di idea politica: “Non c’è spazio per le ideologie”, comunicò amaramente ai colleghi di coalizione…

“Ora la domanda che bisogna porsi – ho denunciato oggi in Consiglio – è quanto questo sistema di condizionamento sia consolidato e radicato nei livelli dirigenziali o amministrativi che dipendono da amministratori politici espressione o in quota PD: l’affermazione per cui “L’assessorato alla scuola” e la struttura che gestisce il comparto della scuola appartengano de facto ad un partito e che questo partito è nelle condizioni direttamente o indirettamente, anche per semplice condizionamento ambientale, di fare modificare scelte “ideologiche” e politiche di chi lavora in questo mondo impone una profonda riflessione politica in provincia di Bolzano. Una amministrazione della cosa pubblica non può essere fondata sulla paura e sull’idea di doversi prostrare al potere politico da cui dipende. E’ un sistema che non deve e non può trovare spazio in Alto Adige”.

Ad aggravare ulteriormente la situazione legata all’acquisto fra le proprie fila da parte del Pd del direttore della scuola professionale l’incarico (ben retribuito) ottenuto in Consiglio comprensoriale. Insomma la chiusura del cerchio, ha malignato qualcuno.

Nel dibattito è intervenuto fra gli altri anche Walter Blaas dei Freiheitlichen che ha, da bressanonese, confermato  in ogni punto la criticità della situazione legata al profondo condizionamento da parte della politica, ed ha citato un altro caso, quello di Cornelia Brugger, candidata per il Partito democratico alle ultime elezioni provinciali e che aveva fatto intendere in sue dichiarazioni ufficiali di avere avuto come promessa un posto di lavoro “gradito”.

La reazione dell’assessore Tommasini del Pd, assessore alla scuola, è stata stizzita e rabbiosa.

Gli ho risposto che il fastidio non doveva essere rivolto a chi si è fatto carico della denuncia (ossia noi)  ma al dottor Conci: è stato lui infatti a dichiarare di avere famiglia e di temere per scelte politiche non gradite all’apparato dell’assessorato alla scuola “in mano al PD”. Si giustifichino piuttosto dichiarazioni di questo tipo per sgombrare il campo da ogni sospetto.

Al voto la Svp è venuta in soccorso del PD blindando la bocciatura della costituzione di un “nucleo di valutazione libero ed indipendente che possa studiare, attraverso un’opera di consultazione del personale della pubblica amministrazione, il grado di condizionamento politico “ambientale” della medesima amministrazione provinciale nel senso di quanto indicato in premessa” e la “promozione di una indagine interna utile a chiarire ipotesi di “voto di scambio” in connessione con assunzione di incarichi pubblici apparentemente viziati da precedenti comportamenti degli interessati “condizionati” da pressioni dirette o indirette esercitate politicamente”.

Non si è voluta fare chiarezza, insomma. Meglio nascondere la testa sotto la sabbia.

Alessandro Urzì

Consigliere provinciale – L’Alto Adige nel cuore